SSD: tutto quello che c'è da sapere sulle unità di memoria a stato solido (Solid-State Drive)

Non si è mai parlato così tanto di SSD come in questi ultimi mesi: le unità di memoria a stato solido (Solid-State Drive) non sono di certo una novità per chi usa il PC, persone che da tempo hanno potuto apprezzare la velocità del nuovo sistema di archiviazione dei dati. Allora perché se ne parla di più in questo periodo?

Semplice: l’avvento della nuova generazione di console. Sia le nuove Xbox che la Playstation 5 puntano molto sulle SSD. Soprattutto Sony ha basato l’intera campagna promozionale della sua Playstation, fin dal primo annuncio, sulla velocità della sua SSD proprietaria, che ha una banda passante che, da un minimo di 5.5 GB/s, può raggiungere picchi tra gli 8 e i 9 GB/s tramite compressione hardware. Una velocità straordinaria, soprattutto se paragonata alla generazione di console attualmente in commercio: Playstation 4, infatti, può impiegare anche 50 ms per trovare i dati all’interno del suo Hard Disk Drive.

Gli utenti PC, invece, conoscono già da tempo i vantaggi derivanti dall’utilizzo delle SSD al posto delle tradizionali unità a disco rigido. In effetti negli anni l’evoluzione dei PC ha visto un costante aumento delle prestazioni in tutte le sue componenti, a partire dai processori fino alla capacità di elaborazione grafica. Solo l’HDD ha visto una crescita più lenta, spesso legata alla capacità di memorizzazione dati (con i dischi fissi che possono ormai immagazzinare fino a diversi TeraByte): una crescita che però non ha visto, di pari passo, un altrettanto aumento della velocità di lettura di questi dati. Un problema non da poco, perché l’aumento della capienza ha, di fatto, reso ancora più lento il processo di lettura.

Questo perché l’HDD ha come principio di funzionamento la meccanica. Le informazioni vengono memorizzate su un disco di metallo e si può accedere a i dati tramite una testina magnetica che, allo stesso modo di una puntina sui dischi in vinile, legge quanto inciso sulla superfice del disco. La velocità di lettura è data dalla velocità in cui il disco ruota. Le più comuni unità a disco rigido in commercio hanno una velocità di 7200 giri al minuto. Per copiare file di un disco di più TeraByte si possono impiegare anche alcune ore, considerando anche che se i dati non sono consecutivi o stiamo copiando tanti piccoli file sparsi in punti diversi del disco, la velocità di lettura e di trasferimento dati si riduce ancora di più.

Le SSD non hanno parti meccaniche ma memorizzano le informazioni direttamente su memorie di semiconduttori, generalmente chiamate memorie flash. La lettura dei dati diventa praticamente istantanea anche perché non c’è nessun disco che deve ruotare o testina che deve trovare i dati.

I vantaggi delle SSD sono innumerevoli: oltre i tempi di accesso ai dati molto inferiori (nell’ordine di un decimo di millisecondo…)  e una maggiore velocità di scrittura e lettura dei dati rispetto a quelli di un HDD, l’assenza di parti meccaniche aumenta anche la resistenza del prodotto. Senza una testina che può strisciare in un piatto, le SSD sono anche più resistenti a vibrazioni e cadute, con una minore possibilità di rottura accidentale. L’assenza di parti in movimento riduce la produzione di calore e il consumo di energia. Anche i rumori spariscono, per una silenziosità che nei PC è interrotta solo dall’attivarsi della ventola di raffreddamento.

Naturalmente le SSD hanno anche qualche svantaggio, a partire dai costi, sicuramente più alti. Inoltre ogni cella, come le chiavette USB, ha un numero limitato di scritture, quindi è possibile una minor durata rispetto ai tradizionali HDD. Si tratta comunque di un valore che va dalle 10 mila a un milione di scritture per cella, quindi le SSD garantiscono comunque diversi anni di utilizzo.

La configurazione ideale per un PC, in un compromesso tra velocità, spazio di archiviazione e costi, potrebbe essere quella di un sistema a due drive, un SSD anche non molto capiente (bastano circa 80 Gigabyte) dove memorizzare il sistema operativo e i software principali, e un HDD molto capiente dove inserire i file personali. Si tratta però di una configurazione difficile da avere su un portatile, a meno che non sia un 17 pollici, per questioni di spazio.

Se si deve avere un solo drive, allora il minimo consigliato è un SSD da 128 Gigabyte. Ancora meglio, per lavorare senza troppi compromessi, un taglio da 240 Gigabyte.

In ogni caso, se serva maggiore spazio di archiviazione, si può sempre sopperire con un hard disk esterno, magari con una velocità di trasmissione dati elevata. Parleremo di quali scegliere in uno dei nostri prossimi articoli.

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